Cassazione: tempi duri per i “furbetti del cartellino”

I mass-media ci raccontano sempre più spesso di storie che hanno per protagonisti lavoratori che, oltre a timbrare il loro badge, provvedono anche per conto di uno o più colleghi.
Ebbene con la sentenza n.5777/2015 depositata il 23 marzo 2016, la Cassazione Sezione Lavoro ha ritenuto che tale comportamento integra una giusta causa di licenziamento, anche laddove il CCNLL non dovesse prevedere tale sanzione.
E ciò nella considerazione che la “giusta causa” è una nozione legale che prescinde dalle previsioni del contratto nazionale.
Dunque, colui che froda il proprio datore di lavoro eludendone i controlli non ha diritto a mantenere in essere il rapporto di lavoro.
Nella fattispecie al vaglio dei giudici, il ravvedimento del lavoratore e l’assenza di pregresse sanzioni disciplinari a suo carico non sono valse per far dichiarare la illegittimità del licenziamento.